L’alveare: i segreti dell’azienda più organizzata in natura

Di Chiara Carciani (foto di Canva)

Il miele, un alimento totalmente naturale, apprezzato sin dall’antico Egitto, prodotto dall’ape mellifera, è utilizzato per le sue numerose proprietà terapeutiche e nutrizionali.

Quello del miele è un mondo affascinante, ma anche poco conosciuto. Infatti, per quanto possa essere amato, del suo processo produttivo e di come arrivi sulle nostre tavole se ne parla ancora poco.

È un mondo vasto che merita essere raccontato anche per l’incredibile lavoro che quei piccoli insetti, le api, svolgono.

Per prima cosa, è importante sapere che all’interno di un alveare, il quale può contenere all’incirca dai 20.000 ai 60.000 insetti, ci sono varieposizioni lavorative”.

Come è composto un alveare?

Come tutti sappiamo, a dirigere questa spettacolare “azienda” c’è l’ape regina, la più grande di tutti per quanto riguarda le dimensioni e la più longeva (vive all’incirca 4-5 anni). Essa ha il compito di depositare uova sufficienti alla ripopolazione delle api operaie. Il suo braccio destro, le ancelle, la accudiscono e le api nutrici, si prendono cura delle larve alimentandole con miele e pappa reale (sostanza prodotta dalle api per nutrire la regina e le larve)

La parte maschile della famiglia è rappresentata dai fuchi, riconoscibili perché senza pungiglione, sono lunghi e tozzi. Essi hanno il compito di fecondare la regina, conseguentemente muoiono.

Le “braccia” dell’alveare sono rappresentate dalle api operaie, le quali vivono dai 30 giorni ai 6 mesi. Esse, in questa breve vita, fanno carriera molto velocemente!

All’inizio del cerchio troviamo l’ape spazzina che si occupa di mantenere pulite le celle dove le api immagazzinatrici, responsabili di accogliere il miele dalle colleghe bottinatrici e ridurlo di acqua ve lo depositano. Qui sarà costantemente ventilato dalle api ventilatrici.

L’ape bottinatrice, prima menzionata, si occupa di uscire alla ricerca di nettare (liquido zuccherino prodotto dalle piante) se si indirizzerà su un fiore o di melata (sostanza zuccherina emessa da vari insetti ed elaborata a partire dalla linfa delle piante) se sceglierà un albero.

Raccolto il suo bottino, compreso anche di acqua e polline, torna al suo alveare con la borsa melaria piena, nella quale già inizia la trasformazione nel futuro miele grazie ad alcuni enzimi contenuti nell’apparato digerente dell’ape.

Giunta a destinazione, l’ape bottinatrice consegna il miele alla seconda “figura professionale”, l’ape immagazzinatrice che riduce la quantità di acqua nel miele e lo ripone nelle favi (raggruppamento di celle a base di cera) dove sarà costantemente ventilato.

Quando la quantità d’acqua sarà inferiore al 20%, le celle vengono opercolate, ovvero rivestite con uno strato di cera ed il miele è “maturo”.

Ma come viene raccolto il miele?

Generalmente, la raccolta inizia quando ⅔ dei favi sono opercolati su entrambi i lati. Il miele non richiede alcuna lavorazione ma saperlo raccogliere nel modo giusto non è così scontato.

Il periodo dell’anno indicato per la raccolta dipende dal tipo fiore da cui le api estraggono il nettare e dal luogo di produzione. Il processo di raccolta si chiama “smielatura” e prevede il prelievo dei melari contenenti il miele e ladisopercolatura” la fase durante la quale viene rimosso lo strato di cera precedentemente apposto dalle api.

In seguito, avviene la centrifugazione attraverso un contenitore in acciaio che farà fuoriuscire il miele che verrà filtrato per togliere le impurità. Infine, viene invasettato ed è pronto per la vendita.

Mille fiori per il miele

Di tipologie di miele possiamo trovare tante, differenza è dovuta principalmente al periodo di fioritura degli alberi da cui viene raccolto il polline che portano ad una quasi certezza che il polline raccolto sia di Acacia piuttosto che un “millefiori”, nome dato in quei luoghi o periodi dell’anno in cui non si può prevedere la provenienza del polline raccolto.


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